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Sylvie Calligaro è una donna. Ovvietà? No. Perché, per diventarlo, come lei racconta, le è costato tanta fatica. 

Perché tanta fatica?
Perché noi donne tendiamo a fare quello che gli altri si aspettano da noi.  E non quello che vogliamo davvero. 

Siamo prigioniere?
Si. Mi è costato tanto ammetterlo a me stessa. Mi è costata sofferenza.

E poi?
Poi, la rinascita.

Si vede. Sei viva e bella. 
Mi sento giovane (ho 51 anni), ho ancora tantissima voglia di fare cose. 

Quali?
Tutto ciò che non ho fatto prima.

Cioè?
Andare in moto, studiare, progredire nel mio lavoro. Non voglio fermarmi. Voglio imparare. Capire. 

Pensi che la realizzazione professionale vada di pari passo con quella personale?
No. Purtroppo. Non è detto.

Tu sei una donna (friulana) professionalmente realizzata (sei a capo del segmento amministrativo di una azienda multinazionale quotata in borsa – Eurotech), quanto hai dovuto rinunciare alla tua carriera per la famiglia?
Nella prima parte della mia vita, parecchio. Poi, sempre meno. Ho capito che, se si viene comprese ed accettate, possiamo fare tutto e bene. Ad un certo punto, se raggiungi una certa consapevolezza, non ti interessa più nulla di ciò che pensano gli altri. Conta solo ciò che vuoi tu. 

Serve però coraggio.
Tanto. 

E tu ne hai. Cosa ti sentiresti di consigliare a quelle donne che sanno di meritare di più, nel lavoro e a livello personale?
Di provarci. Può bastare anche un solo anno vissuto come si desidera, vale una vita intera. Non è mai troppo tardi. 

Hai due figli, cosa insegni loro?
A fare nella vita quello che può dare loro felicità e realizzazione, che può essere anche un lavoro umile, ma che riempie loro di gioia. Ad avere il coraggio di essere se stessi.

Come ha fatto la loro madre?
Sì, come cerco di fare ogni giorno. Serve però entrare nelle emozioni e rimanerci, passarci attraverso, solo così ci si conosce veramente. l’oggetto.